Un'indagine chiusa in tempi record. L'operazione, 'Uccello del paradiso', della squadra mobile ha sgominato una pericolosa organizzazione criminale. Sette in manette e tre ricercati. Secondo la polizia: "Colpi da clan mafioso"
Prato, 17 maggio 2008 - I 'guerrieri' agivano per la droga perché per la ketamina avrebbero fatto qualsiasi cosa. L’organizzazione, la 'bestia a dieci teste' perché tanti sarebbero stati i vertici secondo gli inquirenti, lo sapeva. La rapina invece era lo strumento di affermazione: per procurare soldi, per imporre la legge del più forte a chi non accetta ricatti o proposte di 'protezione', per stabilire il confine fra aziende 'amiche', ovvero intoccabili, e quelle 'ostili e 'ribelli' e quindi bersaglio. Poi c’erano gli altri affari - lo sfruttamento della prostituzione nelle due case di appuntamenti di via Bologna e via Tazzoli e lo spacci - e le guerre di affermazione, nelle quali tutto sarebbe stato lecito, dalle spedizioni punitive (efferate, concluse con amputazioni di arti) all’omicidio.
Erano sedici le richieste di misura cautelare presentate dal magistrato inquirente Sergio Affronte al gip Angela Fedelino che ne ha firmate dieci. All’alba di giovedì ne sono state eseguite quattro a Prato, due fra San Giuseppe Vesuviano e Terzigno nell’hinterland napoletano e una al carcere di Bologna dove un indagato era recluso per altra causa. Risultano latitanti tre destinatari di ordinanza di custodia cautelare, uno sembra si trovi in Spagna.
L’indagine è stata chiusa in tempi record: otto mesi per evitare che qualcuno prenda il volo, per le ordinanze serviranno diciotto mesi. Ventuno gli indagati complessivi: fra questi, unico italiano, un napoletano che in passato aveva contatti con la camorra e che fa da intemediario per le armi e la manovalanza reclutata in Cina e poi fatta arrivare clandestinamente in Europa. Gli esecutori cambiano spesso, in otto mesi di indagini , ne salteranno fuori una cinquantina. Una parte viene reclutata anche negli internet point di Prato. I capi li chiamano 'guerrieri', quando ne discutono al telefono per valutare il curriculum criminale di ciascuno e sceglierli.
L’indagine 'Uccello del paradiso' della squadra mobile parte proprio dalle rapine nelle ditte cinesi. E’ l’ottobre del 2005 e di colpi nelle confezioni del Macrolotto ne avvengono anche un paio a settimana. "Fenomeno preoccupante, tanto più che avevamo il sospetto che non tutte venissero denunciate - ha precisato il vicequestore aggiunto Francesco Nannucci, dirigente della squadra mobile -.Un dubbio che a indagine avviata avrebbe trovato conferma". Gli inquirenti iniziano a scavare ed a trovare collegamenti fra le varie rapine. Emergono i nomi ricorrenti, si inizia a capire che esiste una struttura: dieci sono i soggetti che si collocano al vertice, alla pari, qualcuno non è un nome nuovo. Come Jia Fenglin e Lin Zhicai, che pure sono appena ventenni. Sotto ci sono i 'guerrieri': ognuni di loro sa solo qual è il proprio compito volta per volta perché meno sanno e meno si corrono rischi. "E’ una struttura che ha i suoi costi, la manovalanza va mantenuta - spiega Nannucci - e le rapine servono anche a questo: vengono fatti colpi anche da poche centinaia di euro". L’importante per i vertici è che nessuno osi colpire le aziende 'amiche', quelle dove vanno a giocare d’azzardo o dove vengono ospitati gli affiliati di passaggio o senza fissa dimora.
Per alcuni il modus operandi sembra quasi un clan di stampo mafioso. Per esempio quando viene organizzata una spedizione punitiva nel Napoletano. A San Giuseppe Vesuviano si sta affermando un gruppo forte concorrente. Nel mirino finisce il titolare dell’hotel Paradiso: un primo tentativo di freddarlo, viene mandato all’aria nel febbraio 2006 proprio dalla squadra mobile pratese che è venuta a conoscenza di quanto bolle in pentola. Tre mesi dopo, a maggio, l’omicidio si consuma in una sorta di mattanza. Ma non è l’unico fatto di sangue. Nel marzo 2006 a Roma viene uccisa a coltellate una commerciante cinese: era arrivata dalla Grecia con 20mila euro per acquistare capi di abbigliamento. Il delitto viene confessato da Mey Yong, all’epoca ventunenne, che verrà condannato a 20 anni di reclusione: è uno degli indagati dell’operazione 'Uccello del Paradiso', ma trovandosi in carcere per lunga detenzione, non ci sono esigenze cautelari nei suoi confronti. E del clan lui non parla.
Laura Gianni
I ragazzi degli istituti 'Marco Polo' e 'Mazzoni' hanno composto la scritta 'Strada alla vita' nell'ambito della 'Giornata nazionale degli utenti deboli della strada'. Lo slogan dell'iniziativa è stato scelto insieme ai loro nonni