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DEGRADO E QUESTIONE SICUREZZA

L'attacco del magistrato
"Realtà unica, forze inadeguate"

Durante l'incontro organizzato dal Coordinamento comitati cittadini sul tema 'Sicurezza e legalità: la città e il suo futuro', Ettore Squillace, sostituto procuratore di Prato, è tornato sul tema della sicureza: "A Prato c'è un'evidente inadeguatezza del personale delle forze dell'ordine alle esigenze di una realtà unica in Italia"

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assemblea su cinesi Prato, 14 maggio 2008 - Prato ha bisogno di uomini e mezzi adeguati alla sua realtà unica in Italia: bisogna aprire una vertenza a livello nazionale per far emergere le necessità legate a questa specificità: è il concetto espresso con forza dal sostituto procuratore della direzione distrettuale antimafia Ettore Squillace, uno che la città e il suo teritorio li conosce benissimo avendo lavorato nella procura pratese fino al febbraio 2007.

 

E lunedì sera lo ha fatto capire chiaramente davanti alla platea presente a palazzo Novellucci per partecipare all’incontro organizzato dal Coordinamento comitati cittadini sul tema 'Sicurezza e legalità: la città e il suo futuro' a cui hanno partecipato il questore Domenico Savi, il comandante della polizia municipale Andrea Pasquinelli, il rappresentante del Silp Cgil Salvo Ardita con la stampa locale. Squillace, applauditissimo, ha sottolineato a supporto della sua posizione che "Prato ha la più grande comunità cinese d’Italia e che esistono legami preoccupanti di questa con le comunità orientali di Roma, Napoli e Parigi". Ha fatto cenno anche al pericolo infiltrazioni mafiose e non solo cinesi. "Non vi aspettate di vedere il mafioso con la coppola, ma il ragioniere o il commercialista investono capitali mafiosi".

 

Il magistrato, a fronte di una realtà complessa quale quella delle composite presenze extracomunitarie ha evidenziato l’operazione di facciata che è stata fatta quando è nata la Provincia: "Si è preso il commissariato e gli si è messo la targa questura, si è preso la stazione dei carabinieri e si è fatta diventare comando e così via". Gli ha replicato il questore Savi in un faccia a faccia cordiale ma fermo che ha ’ipnotizzato’ il pubblico: "L’assetto attuale della questura non è quello che che sta descrivendo - ha replicato - ad esempio la Squadra mobile è seconda per personale solo a quella fiorentina". "Non basta" ha detto il magistrato della Dda. "Lo sa che una mia richiesta di intercettazioni per una inchiesta mi è stata negata per mancanza di personale?". Ed ha continuato: "E’ mai possibile che la seconda città della Toscana e la realtà imprenditoriale più importante del centro Italia viva questa situazione? C’è una evidente inadeguatezza rispetto alle esigenze".

 


Nella raffica di interventi su degrado, micro e macro criminalità è stato fatto anche il bilancio del Patto per Prato (scade a luglio, è già stato chiesto al nuovo governo il rinnovo). "Siamo partiti da un lavoro solidale tra le forze dell’ordine come tradizione pratese e secondo modelli consolidati che anche altre città ci hanno chiesto di adottare" hanno detto il questore e il capo dei vigili urbani. "Abbiamo avuto più risorse e uomini a disposizione - ha continuato Savi - Ciò vuol dire più controlli e investimenti". E tra le novità il questore ha sottolineato l’affitto della palazzina di presidio nella zona di via Pistoiese, annunciato nell’ultima riunione del Comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico del 6 maggio scorso e la realizzazione del sistema di videosorveglianza che vedrà la luce ben presto.

 


Tante le domande e gli interventi del pubblico: serpeggia la paura di non vivere più nella Prato di poco tempo fa. Si è parlato di prevenzione e di controlli, di repressione e della necessità di leggi adeguate alla realtà che cambia. Mancava un interlocuore della giunta. Moltissimi si sono chiesti perché. "Il nostro dibattito è stato sterilizzato: non potevamo fare domande agli amministratori comunali - ha sottolineato ieri Paolo Sanesi, rappresentante del Coordinamento dei comitati - noi avevamo invitato tutti (Milone che aveva detto che non poteva esserci, la presedente di circoscrizione Mattei e soprattutto il sindaco) per tempo e per primi. Non ci aspettavamo inoltre che l’altro comitato facesse l’incontro lo stesso giorno come che nessuno della giunta si presentasse".

 


Tra il pubblico è interventuto anche un giovane cinese Stefano Yang dell’associazione di amicizia dei cinesi a Prato. Ha chiesto anche lui regole certe da rispettare da tutti, italiani e cinesi. E’ già un piccolo passo verso il dialogo e la comprensione in nome della legalità condivisa. 

Luigi Caroppo










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