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L'OPERAZIONE

Cinesi, evasi 10 milioni di euro
128 contestazioni alle ditte di Iolo

Dal giugno 2007 i funzionari hanno visitato 62 imprese accertando molte violazioni e l'impiego di clandestini. Gli orientali non pagavano i contributi Inps, l'Irpef o l'Ires compensandoli con crediti Iva. Accertata un'elusione di 7,5 milioni in una sola azienda

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Laboratorio cinese Prato, 12 maggio 2008 - Dieci milioni di euro evasi, 4,3 già versati nelle casse dello Stato e 62 aziende controllate. Le aziende di pronto moda cinesi sono finite nel mirino dell’Agenzia delle entrate che attraverso l’ufficio di Prato, nel corso di un’operazione mirata, ne ha controllate 62 fra quelle che hanno sede nel Macrolotto di Iolo emettendo accertamenti per 10 milioni di euro tra imposte e sanzioni. Nelle casse dell’erario sono già rientrati circa 4,3 milioni grazie alla chiusura di molti accertamenti con l’adesione dei contribuenti.

 


L’operazione è partita nel giugno del 2007. Un gruppo di funzionari ha visitato tutte le 62 aziende acquisendo la documentazione contabile utile alle ricostruzioni del giro d’affari. I funzionari nei vari sopralluoghi hanno constatato l’ingente numero di scambi che avvenivano, la quantità di residui di lavorazione presenti nei cassonetti della zona e l’elevato via vai di furgoncini anonimi provenienti da diverse nazioni europee. Le imprese coinvolte però, nonostante i buoni affari, versavano imposte irrisorie. Il meccanismo messo in piedi per evadere era molto semplice. I contributi previdenziali, le ritenute effettuate nei confronti dei dipendenti, l’Irpef o l’Ires venivano in gran parte assolte mediante compensazione con crediti Iva accumulati a seguito di acquisti effettuati a fronte di scambi con l’estero o con soggetti comunitari.

 

Nel complesso gli avvisi di accertamento emessi sono stati 128 di cui 60 riferiti alle società e alle persone fisiche titolari di imprese individuali e 68 ai soci delle stesse società. La maggiore imposta evasa accertata è stata di 7,5 milioni, che poi salgono a 10 considerando anche le sanzioni e gli interessi. Molte le imprese che hanno chiesto di aderire all’accertamento: sono state presentate 124 istanze di cui 113 definite con un tasso di positività del 91%. La maggiore imposta oggetto di definizione è stata di 6 milioni con un introito per l’erario di 4,3 milioni.

 


Sono invece 15 gli accertamenti in contestazione o divenuti definitivi per mancata impugnazione per una maggiore imposta accertata di 2 milioni. L’operazione ha anche portato alla scoperta di numerosi lavoratori in nero, spesso clandestini: nel complesso le persone denunciate sono state 24. I provvedimenti di accertamento in molti casi sono stati accompagnati da richieste di sequestri di immobili, di auto e delle stesse aziende.
L’indagine ha anche evidenziato come le imprese siano caratterizzate da un ciclo produttivo brevissimo. Il «pronto moda» acquista direttamente il tessuto, provvede al proprio interno al taglio e invia il tessuto tagliato ai terzisti per le successive fasi di lavorazione. I capi di abbigliamento confezionati ritornano dai terzisti in tempi brevissimi (anche in giornata) pronti per l’esposizione e la vendita. Gli scambi avvengono solo in contanti ed i principali acquirenti sono ambulanti italiani e operatori stranieri.

 









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