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L'INDAGINE

Vende le liste dei redditi on-line
Denunciato impiegato pratese

Ha avuto accesso dal computer del suo posto di lavoro ai tabulati con i dati fiscali che nei giorni scorsi erano stati resi pubblici dall’Agenzia delle entrate per poi essere oscurati dall’Authority. Li ha scaricati dalla rete e riversati sul sito di condivisione E-mule, mettendoli in vendita agli utenti di internet. Trentenne ha incassato una denuncia penale per cui rischia fino a tre anni di reclusione

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polizia Prato, 10 maggio 2008 - Ha avuto accesso dal computer del suo posto di lavoro ai tabulati con i dati fiscali che nei giorni scorsi erano stati resi pubblici dall’Agenzia delle entrate per poi essere oscurati dall’Authority. Li ha scaricati dalla rete e riversati sul sito di condivisione E-mule, mettendoli in vendita agli utenti di internet. Pensava probabilmente di farci soldi e invece ha incassato una denuncia penale per cui rischia fino a tre anni di reclusione. E’ un trentenne impiegato in un’azienda di servizi di Prato, il primo denunciato in Italia per aver tentato di vendere le dichiarazioni dei redditi degli italiani. L’uomo è finito nella trappola tesa dalla Polizia postale, che lo ha denunciato per violazione della privacy in attuazione della delibera del Garante. Da giorni, come richiesto dalla procura di Roma, i poliziotti telematici stavano monitorando la rete per individuare sia gli utenti che si sono scambiati i file con i redditi degli italiani sia quelli che li hanno 'archiviati' oppure messi in vendita.

 

Uno di questi era proprio l’impiegato di Prato, che offriva un cd con tutta la lista a 35 euro. Una volta presi i contatti con il 'venditore', gli agenti gli hanno dato un appuntamento, ma invece di pagarlo lo hanno denunciato. Il trentenne inizialmente si era opposto all’incontro, offrendosi di spedire il cd con l’intero pacchetto dati, ma poi si è lasciato convincere e si è presentato all’appuntamento in un bar di Prato, cadendo in 'trappola'. "E’ un monito per tutti perché la diffusione dei dati è un reato - ha spiegato il direttore della divisione investigativa della Polposta, Maurizio Masciopinto - L’autorità giudiziaria ci ha dato mandato di svolgere un monitoraggio per evitare scambi o commercializzazione on line degli elenchi. Occorre prendere coscienza che la facilità dell’utilizzo di internet non esclude il fatto che scaricando certe informazioni sensibili gli utenti possono provocare gravi danni ad altri". Il dipendente dell’azienda di servizi si sarebbe giustificato davanti agli agenti, dicendo che non pensava di fare niente di illegale e di voler giusto 'rientrare delle spese'. Ma la violazione della legge sulla privacy in teoria potrebbe però costargli una pena detentiva fino a tre anni e gli inquirenti sperano che il suo caso possa scoraggiare altri dal seguirne l’esempio, visto che sono molte le situazioni 'sospette' sotto monitoraggio da parte degli investigatori. Oltre al materiale pronto per la vendita, al dipendente è stato sequestrato anche un pc, attualmente al vaglio dei tecnici informatici: c’è da verificare, tra l’altro, se i dati offerti in vendita sono quelli apparsi sul sito dell’Agenzia delle entrate, scaricati nelle ore in cui sono stati visibili a tutti gli utenti, o quelli 'girati' in un momento successivo su altri siti di file-sharing.

E.D.

 









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