I residenti del Macrolotto 0 hanno portato il caso Prato in diretta tv su Rai Uno. Proteste con la richiesta di più sicurezza e legalità. Frattani apre ai pakistani: "La maxi sede si può fare"
Prato, 3 maggio 2008 - Una moschea, almeno intesa come luogo architettonico, in via Strozzi non si può fare, ma la nuova sede dell’associazione dei pakistani della Toscana si può fare eccome, anche di due piani, purché i locali siano a norma. L’assessore alla città multietnica Andrea Frattani riapre un discorso che sembrava chiuso dopo la bocciatura della presidente del quartiere Centro, Rosita Mattei, al progetto dell’imam Mofeed Ahmad di dare alla sua comunità, nella stessa zona, una sede più ampia di quella di via Marini per pregare. Un’idea che non piace ad alcuni residenti, tanto che La Destra ha già raccolto un migliaio di firme, ma che invece è sostenuta dalla petizione di Municipio Verde. Di sicuro la posizione di Frattani sembra destinata a suscitare polemiche. Anche in giunta.
Assessore, i pakistani potranno aprire o no la nuova sede?
"Fino ad oggi ho avuto modo di leggere argomenti impropri su questa vicenda, perché non si sta discutendo della realizzazione architettonica di nessun minareto, bensì di prendere atto che l’associazione dei pakistani della Toscana ha l’intenzione di prendere un locale più ampio per continuare a pregare come sta facendo da tre anni, a mio modo di vedere, senza creare problemi. Trovo irresponsabile procedere da una parte o dall’altra ad una raccolta di firme pro o contro il minareto perché non è di questo che si sta parlando. Mi farebbe ridere se si facessero raccolte di firme pro o contro una chiesa cattolica o un luogo di culto di un’altra religione. Queste cose richiedono serietà, rispetto e consapevolezza perché si sta parlando della fede".
Scusi, ma la presidente Mattei ha detto che la moschea non è prevista dagli strumenti urbanistici...
"Sono d’accordo con lei, solo che qui non si tratta di una richiesta per un luogo di culto".
E di cosa si tratta, allora?
"Si tratta della ricerca di un locale che possa accogliere dei proseliti di una religione per creare uno spazio di condivisione del credo".
Quindi se i pakistani riuscissero a trovare i 350mila euro necessari, potrebbero aprire la nuova sede.
"Certo, anche se non è riconosciuta come luogo di culto. Ovviamente dovranno essere rispettate le norme sulla prevenzione incendi, sulla sicurezza degli impianti (decreto Bersani) e sugli impianti termici e non dovranno mancare i necessari collaudi statici".
Non crede che un progetto come quello dell’imam possa acuire i disagi di convivenza di quella zona?
"Gli unici problemi potrebbero essere di natura condominiale, ma voglio ricordare che il culto dell’Islam viene praticato solo il venerdì e il sabato in orari diurni e questo quindi non genera assembramenti particolari. Invito tutti ad informarsi di più e a relazionarsi con questa associazione come già hanno fatto alcune scuole: è così che si rimuovono i pregiudizi. Non stiamo portando la residenza dei musulmani in via Marini: diciamo no ad una moschea come luogo architettonico, ma sì ad un’associazione dove si prega e ci si relaziona con Comune e città".
L.B.
Il 17 maggio alle ore 17, presso il Teatro Magnolfi, saranno premiati i partecipanti alla quattordicesima edizione del concorso letterario 'Un Prato di fiabe'. Primo arrivato, Alberto Baroncelli con la fiaba: 'Il re Francesco I di Francia'