Molti studenti pratesi partirano a breve per le gite scolastiche previste dal piano formativo annuale, ma nuove norme vigilano sul comportamento delle scolaresche in gita. I presidi hanno il pugno duro: chi sgarra nel comportamento fuori sede si prenderà un 7 in condotta
Prato, 25 marzo 2008 - Attenzione: le gite scolastiche potrebbero rivelarsi un brutto ricordo per gli studenti pratesi indisciplinati. Con ripercussioni sulle pagelle. In un celebre film Pupi Avati racconta di una gita-premio che, nel 1914, gli allievi di una terza liceo fanno attraverso l’Appennino fino a Firenze. A piedi. Quello che un tempo era un premio oggi è diventata un’abitudine. E ai nostri giorni il 'popolo dello zainetto' muove alla carica come minimo in treno oppure in autobus, quando non addirittura sale le scalette dell’aereo per raggiungere le mete più lontane e ambite. Cambiano i tempi, cambiano i mezzi di trasporto, ma il 'tormentone' più o meno sembra riproporre lo stesso copione di sempre: spensieratezza e goliardia in dosi massicce. Ma senza mai dimenticare che anche se si va per musei, nello Stivale come all’estero, le gite scolastiche sono e rimangono lezioni a tutti gli effetti. O meglio dovrebbero essere tali. Il condizionale è d’obbligo, perché fuori da aule e banchi scolastici, i freni inibitori di qualche Pierino troppo indisciplinato possono allentarsi e la smania di protagonismo toccare picchi inaspettati. Come a dire che la gita scolastica da viaggio d’istruzione, la cronaca sta lì a testimoniarlo, talvolta sfocia in atti di teppismo vero e proprio. Ma occhio alle novità che le scuole pratesi sono pronte ad applicare come il 7 in condotta per chi si comporta male. A tale riguardo il ministero dell’Istruzione è categorico: chi ha un comportamento indisciplinato durante la gita scolastica va punito.
Ma a Prato come si giudicano le gite scolastiche? E qual è l’andamento delle loro ‘quotazioni’? "Credo che sanzionare con 7 in condotta lo studente indisciplinato quando è in gita scolastica - dice Francesco Rossi, preside del Buzzi - sia una decisione giusta. Nella mia carriera di preside solo una volta mi è capitato di dover intervenire disciplinarmente nei confronti di uno studente che aveva provocato danni in un albergo. A quanto mi riferiscono i miei insegnanti-accompagnatori molti albergatori al termine delle gite si complimentano per il comportamento tenuto dai nostri studenti. Anche quest’anno il 60% delle nostre classi andrà in gita scolastica".
Chi non si fa più molte illusioni è Stefano Papini, preside del Marconi: "Finora non mi è mai capitato di dover intervenire con provvedimenti disciplinari. Ma piano piano, diciamocelo francamente, quelli che dovrebbero essere viaggi d’istruzione sono diventate unicamente gite attorno a cui gira un vero e proprio business. A spingere perché siano organizzate sono le famiglie e gli studenti. Ritengo che sia una forma di lassismo che viene da lontano. Difficilmente vengono organizzati viaggi d’istruzione strettamenente legati al percorso curriculare".
Chi invece è pienamente a favore della gita scolastica è Roberto Paganelli, preside del Datini. "Ritengo che sia un’ottima occasione per i ragazzi di conoscersi meglio in un contesto diverso da quello dell’aula scolastica. Quindi anche il viaggio d’istruzione deve essere considerato scuola a tutti gli effetti ed è quindi che chi si comporta in maniera indisciplinata venga sanzionato".
Ma alla fine prevale sempre il buon senso degli insegnanti. "Le classi più agitate - sottolinea la preside del Gramsci-Keynes, Grazia Tempesti - difficilmente vanno in gita perché è quasi impossibile che un insegnante si assuma la responsabilità di accompagnare una scolaresca che non dia ampia garanzie di comportarsi in maniera corretta".
E nel panorma nazionale c’è chi va giù con mano più pesante: "Portare i ragazzini nei musei è inutile, anzi dannoso", tuona il critico d’arte Vittorio Sgarbi. E a dargli man forte arriva l’ufficio tecnico degli Uffizi di Firenze quando denuncia che "ogni anno registriamo migliaia di euro di danni, a seguito delle visite di scolaresche non adeguatamente preparate per visitare opere e ambienti dall’alto valore storico e artistico". Netta anche la presa di posizione di Giorgio Rembado, presidente dell’associazione nazionale presidi: "I professori corrono rischi enormi. Non è giusto che si trasformino in poliziotti per tenere sotto controllo i più esagitati".
Maurizio Sessa