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MARSCIANO

Donna incinta uccisa, processo al marito

Al via la prima udienza, davanti alla Corte d'Assise di Perugia, del processo a carico di Roberto Spaccino, l'ex camionista di Marsciano accusato dell'omicidio della moglie, Barbara Cicioni, di 33 anni, incinta all'ottavo mese. L'uomo, dal carcere di Terni in cui è rinchiuso, ha sempre ribadito la sua estraneità al delitto

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omicidio marsciano Perugia, 18 giugno 2008 - E' fissata per domani mattina, davanti alla Corte d'Assise di Perugia (presidente Giancarlo Massei, a latere Andrea Battistacci e sei giudici popolari) la prima udienza del processo a carico di Roberto Spaccino, l'ex camionista di Marsciano accusato dell'omicidio della moglie, Barbara Cicioni, 33 anni, uccisa nella loro villetta di Compiganano la notte tra il 24 e il 25 maggio dello scorso anno, all'ottavo mese di gravidanza.

 

L'uomo, rinchiuso nel carcere di Terni, ha sempre ribadito la sua estraneità al delitto e sarà presente in aula. I suoi difensori, gli avvocati Michele Titoli e Luca Gentili, intendono chiedere la citazione di 185 testi. Una novantina quelli indicati dal pubblico ministero Antonella Duchini (30 in comune con la difesa). Parti civili nel processo i genitori di Barbara Cicioni, i due figli minori della coppia, attraverso il loro legale rappresentante, e quattro associazioni per la tutela dei diritti delle donne (un presidio è stato annunciato davanti al tribunale dalla Rete delle donne umbre).

 

Spaccino ha sempre proclamato la sua innocenza, affermando che nel momento in cui la moglie venne uccisa, lui non era in casa. Ha quindi ipotizzato che qualcuno possa essere entrato nella villetta durante la sua assenza, approfittando forse di una persiana lasciata semiaperta. Agli inquirenti l'ex camionista ha riferito che, una volta rientrato ha trovato la donna ormai morta in camera da letto.

 

Per la procura di Perugia, invece, Spaccino avrebbe ucciso volontariamente la moglie. Oltre che per l'omicidio, il pm ha chiesto e ottenuto che il trentottenne di Marsciano venga processato per maltrattamenti nei confronti della moglie, per avere provocato l'interruzione della gravidanza, per avere simulato un furto nella villetta e per false dichiarazioni allo stesso pm.

 

Secondo la ricostruzione accusatoria, Spaccino, arrestato il 29 maggio dai carabinieri, avrebbe ucciso la moglie al termine dell'ennesima lite. In particolare - ritengono gli inquirenti - avrebbe percosso e soffocato la donna, provocandone la morte. Secondo gli investigatori, Spaccino avrebbe poi simulato una rapina per sviare i sospetti. Gli avvocati Michele Titoli e Luca Gentili, invece, in sede di udienza preliminare hanno ribadito la tesi secondo la quale una banda di ladri sarebbe penetrata quella sera all'interno della villetta di Compignano uccidendo Barbara Cicioni.

 

Sabato scorso, intanto, su richiesta dei legali di Spaccino è stato svolto un nuovo sopralluogo nella villetta di Compignano di Marsciano, alla presenza di alcuni dei consulenti della difesa, del pm Antonella Duchini e dei carabinieri del Ris. L'accesso nell'abitazione è servito alla difesa per una ulteriore presa di visione dei
locali dove avvenne l'omicidio, in particolare della camera da letto. Nel corso del sopralluogo sono stati fatti rilievi e misurazioni, scattate fotografie e filmate immagini, al fine di avere un quadro più completo possibile della scena del crimine.

 

Il sopralluogo è poi proseguito anche all'interno del garage della villetta dove è ancora presente il
furgone posto sotto sequestro subito dopo il delitto e sul quale gli esperti del Ris isolarono un'impronta nella parte interna della maniglia del veicolo.

 









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