Gli esperti dell'istituto Piepoli hanno intervistato faccia a faccia 900 persone dopo il primo quadrimestre di vita del minimetrò. L'esito, stando alle parole di Piepoli è "oggettivamente da applausi". Il 98% del campione si è dichiarato soddisfatto
Perugia, 18 giugno 2008 - Pagelle al minimetrò dopo il primo quadrimestre: i voti li hanno dati i 900 intervistati dall’Istituto di ricerche di Nicola Piepoli. Dieci di loro sono portatori di interessi categoriali (professionisti, insegnanti, industriali, commercianti…). Gli esperti li hanno contattati faccia a faccia o all’interno dei vagoni o nelle zone adiacenti alle stazioncine. L’esito per Piepoli è "oggettivamente da applausi". Con una chiosa che il sondaggista reputa indispensabile visto che la percentuale di gradimento è fin troppo elevata: "Noi siamo solo bravi, professionalmente non abbiamo simpatie di destra o di sinistra".
In effetti è quasi imbarazzante la pagella consegnata ai dirigenti della ‘Minimetrò s.p.a.’ che, per obbligo normativo, hanno commissionato l’indagine: il 98% del campione si è dichiarato soddisfatto, molto o abbastanza. E Nello Spinelli, amministratore delegato, ha avvertito l’urgenza di sottolineare: "Abbiamo preteso che le valutazioni negative fossero riportate senza censure". E’ evidente che contestazioni o scetticismi sono emersi laddove si è chiesto del rumore o della soddisfazione dei commercianti del centro storico: "Comunque - è stato rilevato - questo tipo di malcontento non grava più di tanto sulle percentuali complessive perchè sono ridottissime le zone che avvertono fastidi acustici e perché l’eventuale timore degli operatori di commercio si spalma nel giudizio positivo manifestato da altre categorie che operano nelle fasce centrali della città".
C’è un’altra fetta di potenziale utenza che ancora guarda con diffidenza alle 25 navette: gli anziani, gli over 70. Ed il motivo è valutabile: hanno paura di salire su mezzi che si muovono privi di autisti, custodi o sorveglianti. Domina il loro interrogativo: "E se succedesse qualcosa?". In effetti la mancanza di personale desta sospetti più alti: rispetto a voti che in decimi superano abbondantemente l’8 (regolarità, vetture, frequenza delle corse, titolo di viaggio, prezzi), il fatto che manchino addetti contattabili ferma a 7,2 il voto dei passeggeri. Insomma è abbastanza diffusa la convinzione che "sarebbe meglio viaggiare accompagnati".
Affiorano ulteriori curiosità: frequentano con maggiore consuetudine le donne (53%) e l’età media dei più assidui si attesta fra i 25 e i 34 anni. Sono ancora pochi gli stranieri (7%), mentre abbondano i lavoratori (57%), seguiti dagli studenti (23%). Pensionati (9%) e casalinghe (3%) sono entità al momento quasi marginali. In quali ore si utilizza di più il minimetrò? Il 39% tra le 7 e le 10 e tra le 14 e le 17, il 36% tra le 17 e le 20. Comunque 65% al mattino e 63% di pomeriggio. Ci sono viaggiatori già costantemente fissi? Si direbbe di no, visto che solo il 24% è sulla linea tutti i giorni e il 35% è a bordo quasi tre volte al mese, mentre il 15% si serve della novità fino a quattro volte la settimana.
Ancora un dato significativo del fatto che il metrò perugino è acquisizione recente: gli abbonamenti annuali sono solo il 5%, quelli trimestrali l’8%, i biglietti da 10 corse arrivano al 30%, mentre i ticket da corsa ordinaria salgono al 53%. Quali concetti istintivi esprimono gli intervistati di fronte al ‘trenino’ snodato che sale e scende? Quasi appaiati (44 e 43%) spuntano due giudizi: 'Innovazione' e 'Facilitazione per raggiungere il centro'. Pochi (3%) sono suggestionati dall’estetica e dalle soluzioni architettoniche che pure sono affidate ad un big mondiale come Jean Nouvel.
La ‘ricerca-Piepoli’ sarà ripetuta a novembre. Ed allora si evidenzieranno soprattutto i mutamenti (di abitudini e di gradimento o sgradimento) conseguenti al varo definitivo del Pum (Piano urbanistico della mobilità). Nicola Piepoli osserva: "Il minimetrò perugino richiama un pò la linea quatorze di Parigi varata 4 anni fa: lì le cose sono andate via via sempre meglio. Dunque…". Ottimismo o profezia?
Gianfranco Ricci
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