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SALUTATI dal suono del Campanone, voce unica ed inconfondibile che ritma i pi...

SALUTATI dal suono del Campanone, voce unica ed inconfondibile che ritma i più importanti eventi cittadini, i Ceri sono tornati ieri, prima domenica di maggio secondo tradizione, nel centro stor...
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2008-05-05
SALUTATI dal suono del Campanone, voce unica ed inconfondibile che ritma i più importanti eventi cittadini, i Ceri sono tornati ieri, prima domenica di maggio secondo tradizione, nel centro storico dove saranno protagonisti assoluti il prossimo 15 maggio. Portati orizzontalmente dai ceraioli, cavalcati dai bambini vestiti con i classici costumi (nella foto di Gavirati) hanno lasciato la Basilica di S.Ubaldo, gremitissima, dopo la S. Messa celebrata dal Cappellano dell’Università dei Muratori don Giuliano Salciarini. All’omelia, prendendo spunto dalle letture del giorno, ha richiamato il significato vero della Festa dei Ceri, definita «insegnamento di unità e di amore, di attenzione all’altro, di non esclusione». Per rafforzare il concetto ha citato una recente definizione del Vescovo Emerito Monsignor Bottaccioli: «I Ceri sono una grande sinfonia sociale. Non è lo sforzo isolato di qualcuno che li fa volare verso la meta, ma la sinergia di tutti: dai portatori ai braccieri, da chi corre avanti acclamando, dagli anziani e dai malati che dalle finestre incoraggiano». Terminata la funzione religiosa, raccolta e partecipata, i tre Ceri (sostituiti nella Basilica da tre candele accese dai Capodieci), sono stati rimossi dai piedistalli sui quali erano stati collocati il 15 maggio dello scorso anno, portati all’esterno iniziando la discesa attraverso i tornanti dell’Ingino. L’ingresso trionfale in città, l’abbraccio caldo della folla, l’arrivo a Piazza Grande, l’applauso per i personaggi della Festa (i Capitani Lorenzo Pierotti e Marino Vagnarelli, i capodieci Vincenzo Berettini, Fausto Orsini ed Enrico Sannipoli) un accenno di «birate» e poi la… tregua sugli appositi piedistalli nella Sala dell’Arengo del Palazzo dei Consoli.

IL CORTEO, preceduto dal sindaco Goracci, dai presidenti delle Università di Arti e Mestieri, dalle autorità «ceraiole», ha collegato la Basilica del Patrono, culla di una spiritualità profonda, e la Sala dell’Arengo, testimonianza di una civiltà radicata ed evoluta. Due luoghi simbolo che trovano nei Ceri sintesi e concretezza.
Giampiero Bedini

 









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