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PONTEDERA

Giorgio De Chirico. L'enigma della pittura

Il  Museo Piaggio di Pontedera, a tren'anni dalla morte del  maestro della metafisica, presenta la mostra dal titolo Giorgio De Chirico. L'enigma della pittura  con trentacinque opere che ripercorrono l'iter artistico del grande pittore.
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chirico PONTEDERA, aprile 2008 _ A tren'anni dalla scomparsa del maestro della metafisica, il Museo Piaggio presenta una retrospettiva dal titolo Giorgio de Chirico. L'enigma della pittura, che ripercorre le tappe salienti del percorso artistico di colui che, insieme a Pablo Picasso, è stato il maggiore protagonista del Novecento. Trentacinque le opere in mostra, fra capolavori noti (Cavallo e cavaliere, 1934-35, Castello di Rapallo, 1948 ca, Le Muse Inquietanti, 1960-62, Piazza d’Italia, 1962), opere inedite (Cavaliere con cane, 1948, Venezia, 1950) e importanti ritrovamenti (Cavalli scalpitanti presso il mare, 1950, una piccola, riuscitissima versione del celebre motivo Ettore Andromaca, 1972). Intorno al tema dell’enigma ruota non soltanto questa mostra _ curata da Giovanni Faccenda _ , ma l’intera vicenda artistica di Giorgio de Chirico, la cui esistenza, sin dall’adolescenza, è caratterizzata da tre episodi che segneranno profondamente il suo destino: la nascita a Volos, in Grecia, nel 1888; la morte del padre quando non ha ancora compiuto sedici anni; l’arrivo a Monaco di Baviera, dopo un breve soggiorno in Italia, e il decisivo incontro con la pittura di Arnold Böcklin.
Tutta la pittura di de Chirico, a cominciare proprio dai primi quadri «di sapore böckliniano», risalta per una distinta esigenza: rendere visibile l’invisibile. In questo bisogno, converge inconscio, il bisogno di raccontare se stesso attraverso la rappresentazione di luoghi o fatti che hanno caratterizzato la ricca quanto instabile vicenda umana. Anche il ricorso periodico al mito asseconda, fra le altre, la stessa necessità. Il paesaggio rimane il genere più costante nella sua opera: sia che ne occupi il primo piano; sia ne costruisca il fondale (I romani in Britannia, 1953), esso appare comunque abitato da una potente stimmung evocativa, che sostanzia quanto derivi dal processo di mutazione successivo all’attesa rivelazione.
Gli enigmi che de Chirico dipinge appartengono tutti alla propria esistenza. Molti i luoghi deserti (Cavaliere in un paese, 1949), a significare la solitudine, umana ed artistica, del Grande Metafisico, che diventa ora il Veggente, ora il Filosofo, ora il Cavaliere errante, fino a mostrarsi in curiosi costumi nella fase barocca del più torrido isolamento, coincidente con la morte di Savinio avvenuta nel 1952. Dopo tante battaglie, Il Trovatore (1954) è solo e stanco; sul finire degli anni Trenta, è il poeta solitario che guarda ad un aristocratico convegno da «Pictor optimus». Tutte le opere alle quali Chirico lavora fra gli anni Quaranta e la prima metà del decennio successivo (Venezia, Chiesa della Salute, 1952-53) devono essere messe in rapporto con tale filosofia. La sfida con quei pittori antichi lo esalta; ne diventa singolare interprete, seppure – da certa critica – incompreso protagonista.
Si susseguono le stagioni, ma permane la vocazione metafisica di questo principe isolato anche quando muta lo stile della pittura conseguente ai vari ritorni (Archeologi, 1965-75, Gladiatori, 1971), perché, come teneva a dire lui, non è il soggetto, bensì il tono proprio della pittura a rendere metafisica un’opera.
Resta, comunque, la sua grandezza, assoluta, capace di vincere la sfida con il tempo e superare ogni spiegazione, come di farsi beffa di episodi, giudizi, in qualche caso persino complotti, rimasti a vorticare incerti intorno all’aristocratica figura di un gigante che ha segnato il Novecento con impronte indelebili, nel titanico confronto condotto oltre le soglie del mito e della filosofia, dentro le stanze del museo abitate dai grandi maestri antichi, per i territori sconfinati e misteriosi dell’immaginazione.
Contestualmente alla mostra su Giorgio de Chirico, il Museo ospita il Diamante, una centrale energetica di nuova generazione, ideata e progettata dalla Ricerca Enel e dall'Università di Pisa, basata sull'impiego di energia solare.
L’impianto, per le sue caratteristiche, è un esempio di come ricerca tecnologica e design architettonico, bene si adattino ad inserirsi, senza creare disarmonie, nei più delicati e svariati contesti paesaggistici di cui l'Italia è ricca.
In contemporanea con la grande esposizione che il Museo Piaggio «Giovanni Alberto Agnelli» tributa, assieme al Comune di Pontedera, a Giorgio de Chirico, vi sarà la mostra intitolata La lunga ombra del Metafisico. Maestri del Novecento in rapporto all’opera e alla figura di Giorgio de Chirico, allestita presso l’Associazione A.F.R.A.M.-Galleria Il Germoglio, via
Guerrazzi, 22, Pontedera, in programma dino al 24 giugno. Sono esposti alcuni capolavori di Annigoni, de Pisis,
Sironi, Xavier e Antonio Bueno, Rosai, Soffici e Fiume.
Fino al 28 giugno; da mercoledì a sabato dalle 10 alle 18

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