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di ANTONIO FULVI IL MESSAGGIO è chiaro, ultimativo e drammatico: almeno u...

di ANTONIO FULVI
IL MESSAGGIO è chiaro, ultimativo e drammatico: almeno una trentina di imprese, piccole e grandi, per 400 lavoratori, sono convinte di essere di fronte a una lenta ma costant...
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2008-05-10
di ANTONIO FULVI
IL MESSAGGIO è chiaro, ultimativo e drammatico: almeno una trentina di imprese, piccole e grandi, per 400 lavoratori, sono convinte di essere di fronte a una lenta ma costante eutanasia. Sono quelle delle riparazioni navali che ieri nella sede della Cna hanno parlato in termini ultimativi: diteci se dobbiamo chiudere o andarcene per cercare di sopravvivere altrove. E ditecelo presto, perchè non ci sono più margini temporali. A parlare ieri, dopo una decisa presentazione di Gino Baldi, segretario generale di Cna, sono stati il nuovo presidente dell’Arin (associazione riparatori navali) e il nuovo direttore Gino Pardini. L’ultimatum per avere certezze è rivolto alle istituzioni, ma con due in primis nel mirino: l’Autorità Portuale di Piccini e il Comune di Cosimi. Entrambe le istituzioni sono responsabili della promessa mai smentita che il salvataggio del cantiere Orlando da parte di Azimut avrebbe mantenuto le «tre gambe» delle costruzioni, riparazioni e nautica, mentre siamo in pratica rimasti con la sola «gamba» della nautica. Nessuno ce l’ha con Azimut-Benetti, che fa ottimamente il suo business, hanno detto gli esponenti dell’Arin, ma serve chiarezza sul destino delle riparazioni navali. Se non possono avere più spazio lo si dica. Sarà sempre meglio di una lenta asfissia nell’incertezza del domani. L’appello dei riparatori navali non è tutto indolore. E in alcuni passaggi rischia davvero di far male a qualcuno. Premesso che è stato chiesto un incontro urgente sia al sindaco che al presidente dell’Authority, l’Arin ricorda -parlando piano ma facendo intravedere un grosso bastone, secondo il celebre aforisma- che per le riparazioni sono indispensabiuli i bacini: ma che il bacino in muratura è in stato di degrado, senza riparazioni nè manutenzione («E senza che nessuno ci paghi lci, richiesta invece anche alla più umile bottega: non è un reato di danno della cosa pubblica?») e quello galleggiante -altrettanto fondamentale per le riparazioni- è anch’esso privo di manutenzione («nessun carenaggio da anni») non è stato collaudato definitivamente e ha già confermato «problemi alle guide e ai piloni». Per entrambi, anche l’atteso regolamento con relative tariffe non è stato mai messo in pratica e i solleciti alla Port Authority -compresa una lettera di quest’ultima a Benetti- sono rimasti lettera morta. Conclusioni: vogliamo risposte certe. Sottinteso: altrimenti rimane l’estrema ratio della magistratura.
 









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