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Continui rinvii delle udienze a causa della lentezza dei Comuni

Abusi edilizi, cento processi bloccati dai ritardi dei condoni

di CORRADO RICCI
APERTURA del verbale, appello delle parti, comunicazione da parte degli avvocati difensori che la pratica amministrativa è ancora in itinere, rinvio dell’udienza, chiusu...
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2008-05-13
di CORRADO RICCI
APERTURA del verbale, appello delle parti, comunicazione da parte degli avvocati difensori che la pratica amministrativa è ancora in itinere, rinvio dell’udienza, chiusura del verbale e inoltro del fascicolo in cancelleria. Una decina di minuti ’persi’ a fascicolo. E’ accaduto dodici volte ieri davanti al giudice monocratico Mario De Bellis. I processi in questione erano per i reati di abuso edilizio, relativi ad interventi fuori legge compiuti prima dell’ultimo condono del governo Berlusconi, di cui alla legge del marzo del 2003. Processi tutti al loro al loro ’ennesimo’ rinvio: dal fascicolo giunto in aula per la quinta volta (il minimo) a quello che si trascina da ben quindici udienze. Ieri è successo, come detto, per dodici processi. Ma nelle stesse condizioni ce ne sono un centinaio: un bel numero, con le indagini, per lo più, istruite a suo tempo dal pm Rodolfo Attinà, quando in procura esisteva la sezione Ambiente e Territorio (ora il perseguimento dei reati ambientali è affidato a tutti i pm). Tutta colpa - ci riferiamo ai tempi lunghi di esaurimento dei fascicoli - dei Comuni che non hanno ancora perfezionato le pratiche per il rilascio della concessione in sanatoria che, previo pagamento di un’oblazione commisurata all’entità dell’abuso, estingue il reato, con buona pace degli imputati e il mal di pancia degli ambientalisti che vedono nel condono non solo il trattamento di favore nei confronti di chi ’ferisce’ il paesaggio ma anche un indiretto stimolo alla realizzazione degli abusi «perchè tanto arriverà un condono...». Ma non è stato questo l’argomento che ieri ha tenuto banco in Tribunale. Semmai l’ingolfamento della macchina giudiziaria, per troppe volte costretta a girare in folle di fronte alle lungaggini dei procedimenti amministrativi dei condoni edilizi. I Comuni hanno le loro giustificazioni da porre sul piatto della bilancia: le verifiche sull’ammissibilità degli abusi al condono, con sopralluoghi dei tecnici, raccolta di testimonianze in ordine ai tempi effettivi in cui venne iniziativa la costruzione delle opere fuorilegge, rapporti epistolari con i cittadini, deduzioni, controdeduzioni, fissazione dell’ammontare dell’oblazione da pagare.... Quanto poi l’istruttoria, come nel caso degli abusi (piccoli) contestati in area Parco o sotto tutela paesaggistica passa per la raccolta di pareri istituzionali ’esterni’, i tempi si allungano a dismisura.
E la giustizia si blocca. I giudici passano intere mezze mattinate, se non mattinate intere, a consumare il ’rituale’ dei rinvii.
Con gli avvocati che riferiscono a mo’ di ritornello: «Il Comune non ha ancora rilasciato la concesssione in sanatoria. Occorre un rinvio». Detto, fatto. Un fardello per la giustizia già in affanno e un costo per gli imputati, a suon di parcelle dei legali. Ecco, al di là delle sanzioni amministrative disposte dai comuni, la ’pena’ reale che si abbatte sugli imputati è quella della parcelle dei legali. Ma non è colpa loro. Bensì dei Comuni lenti.
 









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