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di MANRICO PARMA
INIZIANO le notti delle ronde padane. In attesa delle camice verdi di ordinanza, ordinate ai quartieri generali del Nord, due squadre irregolari di dieci militanti della Lega dara...
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2008-05-09
di MANRICO PARMA
INIZIANO le notti delle ronde padane. In attesa delle camice verdi di ordinanza, ordinate ai quartieri generali del Nord, due squadre irregolari di dieci militanti della Lega daranno un’occhiata ai quartieri più esposti al rischio microcriminalità. La prima adunata stasera alle 22. Armate di telefonino, le ronde sono pronte a controllare e segnalare in tempo reale alle forze dell’ordine situazioni di pericolo per i cittadini. Il Carroccio si muove e l’iniziativa dei pattugliamenti notturni spacca in due l’opinione pubblica.
Paola Varrini non è d’accordo. Abita alla Chiappa e considera Spezia una città sicura. «Ritengo assurda — spiega la donna — l’organizzazione di ronde. E’ un fenomeno pericoloso e incontrollabile. Temo che i protagonisti si sentano autorizzati a violare le norme. Lasciamo il servizio alle forze dell’ordine e mettiamo da parte lo stato di terrore e le paure».
Su una lunghezza d’onda diversa il commerciante Luigi Reboli: «Ronde? Conosco bene questa realtà grazie alle esperienze provenienti da Parma, da Bologna. Non le giudico una contraddizione, sempre che i militanti siano di alto livello morale e, nella scelta, vengano messi al bandi i picchiatori. Vedo ben ex componenti delle forze dell’ordine. Gli stessi cittadini con senso civico possono diventare ronda segnalando il più piccolo episodio sospetto alla questura».
Il bisogno di sicurezza è uno dei temi in primo piano. Lorenza Dell’Amico, edicolante di piazza Beverini racconta: «Secondo il mio parere sarebbe meglio potenziare i servizi di polizia in centro. Ho subito nottetempo danneggiamenti ai giornali, bruciati e gettata nei bidoni della spazzatura. E ancora. Proprio in questi giorni una mia cliente ha parcheggiato l’auto, è stata distratta da un cittadino straniero e derubata dal complice della borsa».
A alto contenuto emotivo le dichiarazioni di Antonina Lo Presti. «Pochi secondi fa — ha dichiarato ieri attorno alle 12,30 — ho subito il furto della macchina fotografica digitale. Ero in un negozio in corso Cavour e un giovane alto, col giubbotto di jeans, approfittando di un momento di distrazione, si è impossessato dell’apparecchio ed è fuggito in un lampo. Personalmente sono fra le persone che hanno paura, soprattutto la sera».
Favorevole alle ronde è Maria Luisa del quartiere il Poggio (il nome è di fantasia per il pericolo di ritorsione da parte di bande di giovani): «Certo che sono d’accordo sui controlli delle ronde. Basta che chiamino le forze dell’ordine e si riesca a eliminare il fenomeno del teppismo e dei graffitari. Al Poggio, quartiere rimesso a nuovo, tutti i muri sono imbrattati. Ci sono cittadini che hanno stipulato fior di mutui per rimettere a nuovo le facciate. E’ una vergogna»
L’avvocato Fabrizio Percario invece non è favorevole alle ronde padane. «Tifo per le forze dell’ordine — sottolinea il legale — ma devo ammettere che due pattuglie volanti di notte in città sono poche. Per queste ispezioni in ausilio dei tutori dell’ordine pubblico, qualora si potesse fare, utilizzerei i militari della Marina, magari in squadre miste con polizia e carabinieri. Servizi che possono fare da occhio vigile nelle zone più buie della città. All’Umbertino certo, ma anche ad esempio a Mazzetta».
Fortunato Gramendola, un pensionato del Sud, spezza una lancia a favore di Bossi: «Il Senatur è un esponente politico che non si è mai dimostrato violento e non ha mai arringato la piazza. Se le ronde vengono svolte in termini moderati ben vengano. Ma senza soluzioni eclatanti perché il popolo italiano ancora vive ed è rimasto in piedi nonostante mille difficoltà».
Dà il suo ok alle ronde Diana, trentenne, che usa spesso il bus nelle ore serali e vede «persone poco affidabili»: «Avere un controllo più assiduo significa mettere un freno maggiore alla delinquenza».
Boccia le ronde invece Enrica, quarantenne: «Non è giusto. Potrebbero andare fuori controllo».
Dall’alto dei suoi 52 anni di lavoro al mercato ortofrutticolo Marisa Fico, ultraottantenne, decano degli ambulanti, fa presente: «Mi sento sicura perché di notte e all’alba incontriamo sempre polizia e carabinieri che con impegno svolgono i controlli e di giorno circolano in continuazione i poliziotti di quartiere».
 









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