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LA CELEBRAZIONE

A Palazzo Vecchio un convegno per i 40 anni del 113

Martedì 22 aprile nel Salone dei Cinquescento di Palazzo Vecchio si terrà il convegno '113, pronto. Da quarant'anni in linea con la gente'. Il convegno organizzato alla vigilia delle celebrazioni del 156esimo anniversario della fondazione della Polizia di Stato
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Il salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio Firenze, 19 aprile 2008 - "113, pronto. Da quarant'anni in linea con la gente". È il tema del convegno in programma martedì 22 aprile (a partire dalle 10) nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, alla vigilia delle celebrazioni del 156esimo anniversario della fondazione della Polizia di Stato (in calendario il 17 maggio). A 'rileggere' in chiave moderna ruolo e funzioni dello storico servizio saranno, tra gli altri, Roberto Sgalla, direttore dell'Ufficio relazioni esterne del dipartimento della pubblica sicurezza, e Annibale Paloscia, giornalista, autori di '113, storia di un numero che ha garantito a tutti il diritto al soccorso pubblico", insieme con i quattro
professionisti che curano i corsi di psicologia della comunicazione per gli operatori del 113 del capoluogo
toscano.

 

"Il tema mi è particolarmente caro - spiega il questore di Firenze, Francesco Tagliente - per un motivo
affettivo oltre che professionale: per dieci anni, dal 1986 al 1996, ho diretto la Sala operativa della questura di
Roma",
avviandone un progetto di informatizzazione teso a migliorare "aspetti fondamentali nel rapporto col
cittadino: l'esigenza di esaltare l'accessibilità al servizio, la disponibilità e la professionalità degli operatori, la
tutela della riservatezza delle segnalazioni". In tutto questo periodo - ricorda Tagliente - "ho immaginato il 113
come il termometro dei rapporti di integrazione sociale e della fiducia che i cittadini nutrono nei confronti delle
istituzioni, delle forze di polizia e in particolare della Polizia di Stato. Ho potuto verificare che il 113 rappresenta un
prezioso strumento per monitorare le esigenze degli utenti, per orientare le energie professionali e per impiegare
le unità operative nelle zone e nelle fasce orarie nelle quali è necessaria o percepita una maggiore esigenza di
controllo del territorio". "Mi sono reso conto in quel periodo - conclude il questore - che gli operatori del servizio
113 rivestono un ruolo strategico e determinante nelle attività di prevenzione e contrasto delle varie forme di
illegalità, incidendo significativamente sull'andamento del fenomeno criminale.
Dobbiamo pensare al servizio 113 come a un 'rubinettò mediante il quale è possibile chiudere o alimentare la comunicazione con il cittadino e, di conseguenza, permettere l'attivazione delle volanti e, a seguire, l'attività di indagine finalizzata all'identificazione
degli autori del crimine da parte di Squadra mobile e Digos".

 









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