L'odissea di una donna con un cancro al seno. "Guarirà in dieci mesi" le avevano detto. Sono passati sei anni e la 47enne è stata sottoposta a sette interventi chirurgici, oltre a svariate chemioterapie
Firenze, 9 aprile 2008 - Un cancro al seno scoperto con l’autopalpazione. Per fortuna, le avevano detto. "Per guarire basteranno dieci mesi". Vana illusione. Il calvario è durato sei anni e sette interventi chirurgici, oltre a svariate chemioterapie. Con errori e tentativi di riparazione da parte dei medici. E un giallo tuttora aperto sulla manipolazione di una cartella clinica. Anni di dolore e sofferenza, solitudine e una volontà di ferro che ha aiutato una donna di 47 anni a lottare e avere la meglio su un male che, pur estirpato, non si sa ancora se sia stato vinto. "Ho combattuto anche per vedere crescere i miei figli, non volevo lasciarli", racconta. La storia di Elisa è successa all’ospedale di Careggi. Elisa ha rischiato la vita e per salvarsi ha dovuto decidere da sola. Lasciare Careggi, i suoi medici i fiducia e rivolgersi all’ospedale di Prato dove il problema è stato affrontato e risolto. "Mi sono sentita abbandonata dai dottori, sorretta solo dalla mia famiglia - racconta con grande coraggio -, ora chiedo giustizia e chiarezza. Nella consapevolezza che esiste un diritto alla salute, il rispetto della vita e alla dignità del paziente che nel momento in cui gli viene riscontrata una malattia deve avere l’opportunità di trovare operatori e strutture orientati a un unico obiettivo: farlo guarire".
Ma torniamo indietro al febbraio del 2002, quando Elisa scopre un nodulo al seno destro. Si rivolge a un istituto privato per una mammografia che riscontra la presenza di due piccoli noduli di 5 e 7 millimetri. Lo specialista che la visita le assicura che, con un intervento chirurgico, in dieci mesi avrebbe risolto definitivamente il problema: il tumore era ancora nella fase iniziale. Lo specialista la indirizza alla struttura di riferimento di Careggi. Ma nel frattempo Elisa si rivolge anche al medico di famiglia per aggiornarlo sulle sue condizioni di salute. Per raccontargli della scoperta del nodulo. Lui la convince a evitare il centro consigliato dallo specialista. La invia da «un bravo chirurgo di Careggi" di sua conoscenza. Elisa si affida ai medici consigliati. "Ma si comincia male, la dottoressa che deve fare un’aspirazione per lo studio del tessuto si limita a farlo per uno solo dei due noduli» racconta. Il risultato dell’esame istologico viene visto dalla paziente sul tavolo, senza che nessuno glielo spieghi. Il referto è duro da digerire: carcinoma infiltrante della mammella. La donna viene operata subito. Le viene fatta quella che in gergo si chiama 'quadrantectomia' con asportazione dei linfonodi sentinella, e che tradotto significa togliere solo una parte di seno. "Qui c’è il primo errore - racconta Elisa - un piccolo tumore viene lasciato". "L’esame istologico mette in evidenza che uno dei due linfonodi tolti era già in fase di metastasi e viene consigliato un intervento più radicale di mastectomia con svuotamento del cavo ascellare".
Praticamente alla donna dev’essere tolto completamente il seno destro e svuotata la zona dell’ascella di tutti i linfonodi per impedire la propagazioine del tumore maligno. Intervento che viene fatto nell’aprile dello stesso anno. "Qui avviene il secondo e più grave errore che sarà scoperto solo molti anni dopo: durante l’operazione, invece di svuotare il cavo ascellare, non viene tolto neppure un linfonodo". Dopo l’intervento arriva la risposta istologica: "Tutto a posto" tranquillizzano i medici. "Ma non è così". Nel frattempo, dopo quattro cicli di chemio, nel maggio 2003, Elisa viene sottoposta a una mastectomia sottocutanea a scopo preventivo, vengono tolte le ghiandole e impiantate due protesi di Becker "senza avermi dato alcuna spiegazione". Dimissioni "senza cure antibiotiche e con un drenaggio aperto al seno sinistro" causano una grave setticemia. Elisa rischia di morire, la operano d’urgenza nel giugno 2003. Ma l’infezione si ripresenta e in ottobre vengono asportate e sostituite entrambe le protesi. Nel novembre 2004 nuove correzioni alla protesi sinistra con ricostruzione del capezzolo.
La sofferenza per Elisa aumenta di mese in mese. E’ sempre più magra. Sfinita dalle cure e dai continui interventi. Una nuova ecografia, nel marzo 2005, evidenzia che c’è qualcosa che non va. Ma i medici minimizzano ancora. "Ma io sto sempre più male», racconta Elisa che nell’aprile del 2006 decide da sola di cambiare ospedale e specialisti. Si rivolge a Prato «dove un ottimo chirurgo ha preso responsabilmente in carico la situazione. Devo ringraziare lui e tutta la struttura perché mi hanno salvato la vita e mi stanno curando tuttora".
La donna viene di nuovo operata. Vengono asportate le vecchie protesi e sotituite. Vengono tolti tutti e 13 i linfonodi di cui due erano carcinomi dello stesso tipo del primo. Poi viene sottoposta a 16 chemioterapie abbinate a un altro farmaco per un anno. E un altro intervento nell’ottobre 2007 per sistemare il seno sinistro dai postumi della setticemia. "Sei anni di competa solitudine, mia e della mia famiglia - racconta - Sono stata riconosciuta invalida al 100 per cento, ma ora chiedo giustizia. Anche se nessuno potrà risarcire quello che ho subito e sto soffrendo".
Ilaria Ulivelli
Al Variety, va in scena la prima del film di Sergio Rubini 'Colpo d'occhio'. L'appuntamento è per giovedì, alle 22,45. Saranno presenti gli attori Riccardo Scamarcio e Vittoria Puccini. La prevendita per la serata (biglietto 7.50 euro) è aperta alla cassa del cinema