Firenze, marzo 2008 - In un'aula dell'Accademia delle Belle Arti di Firenze, il 30 agosto 1908 muore Giovanni Fattori. Il maestro è ormai una celebrità e la sua pittura è già scuola. A cento anni dalla morte Firenze e la Toscana celebrano il poeta della 'macchia', il capofila di un sentire la pittura che influenzerà la cultura italiana ed europea di fine Ottocento, secondo un filone del realismo che lo collega direttamente a Courbet. Sono ben quattro le mostre di taglio inedito e con centinaia di opere, in programma nel 2008 e 2009 dedicate al pittore livornese, il più noto dei Macchiaioli, protagonista dell'epopea risorgimentale e delle vedute maremmane. Mostre a cui si affianca un convegno nazionale sul restauro e un'importante iniziativa editoriale: la pubblicazione di un'edizione anastatica dello Zibaldone di Telemaco Signorini, compagno di strada di Fattori.
La prima esposizione, appena inaugurata a Villa Bardini di Firenze, è dedicata a Fattori e il Naturalismo in Toscana, a cura di Francesca Dini, in programma fino al 22 giugno. Le circa quaranta opere, per lo più di grandi dimensioni e alcune delle quali mai presentate al pubblico, sono incentrate sul Fattori naturalista, il pittore dei campi, e sul rapporto tra l’artista e alcuni artisti toscani della generazione successiva: Adolfo e Angelo Tommasi, Sorbi, Cecconi, Micheli, Panerai, Gioli, Cannicci, Ferroni. Una mostra che racconta la coerenza di Fattori, la sua fedeltà ai principi del realismo teorizzati da Gustave Courbet e la potenza innovativa della sua arte che ne fecero, ancora da vivo, un punto di riferimento assoluto nel panorama figurativo di fine Ottocento, oltre che il tramite più naturale per consegnare l'eredità dei Macchiaioli al Novecento.
Il percorso espositivo - diviso in quattro sezioni: Pittura dei campi, Naturalismo ‘cortese’, La Maremma, La veduta urbana - documenta appunto l’influenza di Fattori sulla produzione dei pittori di seconda generazione macchiaiola, che ebbero con lui rapporti di vicinanza artistica e di amicizia, riconoscendogli indirettamente il ruolo di caposcuola, benché non fossero stati suoi allievi in senso stretto. Le opere di Fattori sono perciò messe a confronto con i dipinti di otto artisti della generazione successiva, esponenti di spicco del Naturalismo che nei primi anni del Novecento ebbero un successo tale da eclissare quello dei Macchiaioli, anche oltre i confini nazionali. Erano infatti più adeguati alla moda impressionista, più aderenti alla nuova estetica di quanto lo fosse Fattori, schivo e fiero, mai affascinato da quelle sensibilità parigine, fedele fino alla morte a una pittura legata al solo imperativo del colore, a un realismo senza retoriche o abbellimenti, asciutto e sintetico e dunque oggi rivalutato per la sua evidente quanto sorprendente modernità.Si tratta dei cugini Adolfo e Angelo Tommasi, Raffaello Sorbi, Eugenio Cecconi, Guglielmo Micheli, Ruggero Panerai, Francesco Gioli, Niccolò Cannicci, Egisto Ferroni.
Il progetto complessivo denominato Firenze per Fattori elaborato da Carlo Sisi, proseguirà in autunno (17 settembre - 15 novembre) all’Accademia di Belle Arti, che ospiterà la mostra I luoghi di Fattori, retrospettiva di disegni, foto, oggetti, curata da Giuliana Videtta con Anna Gallo e allestita nelle aule dove il pittore studiò e insegnò, ambienti ripristinati e visitabili per la prima volta. Il programma culminerà con la mostra L’altra faccia dell’anima. Ritratti di Giovanni Fattori(ottobre 2008 – gennaio 2009, curatori Giuliano Matteucci e Carlo Sisi), presentata dalla Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti su progetto dell’Istituto Matteucci, che, attraverso una mirata selezione di circa 60 ritratti, tende a rivelare l’artista in uno degli aspetti meno noti, ma certo tra i più complessi e sorprendenti della sua personalità: una fisionomia pittorica che, mutando nel tempo attraverso il costante aggiornamento dello stile, impone Fattori tra gli osservatori più attenti e acuti dell’anima del proprio tempo.
Infine, la mostra Macchie di luce. I Macchiaioli e la fotografia (Museo Alinari, 4 dicembre 2008 - 15febbraio 2009, curatrice Monica Maffioli), con cui si affronta per la prima volta in modo tanto ampio il rapporto tra gli esponenti del movimento e la rivoluzione dell’immagine prodotta tecnologicamente. Un confronto tra scatti belli e rarissimi con dipinti di Signorini, Fattori, Borrani, per una mostra che si collega ai temi dello Zibaldone e ai contenuti delle altre esposizioni. Dal 13 al 14 novembre è in programma il convegno Effetto luce sulle tecniche di restauro dei dipinti dell’800, ideato in seguito agli interventi sulle opere fattoriane avviati alla Galleria d’arte moderna come Progetto Giovanni Fattori. L’iniziativa mette per la prima volta a confronto i maggiori esperti internazionali sui temi della conservazione dei dipinti su tela e su legno del XIX secolo.
L'intero programma è promosso e prodotto dall’Ente Cassa di Risparmio, con la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze- Galleria d’arte moderna, con il patrocinio del Comune di Firenze e la collaborazione di Firenze Musei, Fondazione Parchi Monumentale Bardini e Peyron, Accademia di Belle Arti, Museo Nazionale Alinari della Fotografia, Biblioteca Marucelliana, Museo civico Giovanni Fattori - Villa Mimbelli di Livorno e Centro europeo per il restauro (CERR) di Siena.
Olga Mugnaini
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