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GRACE: COLPO DI SCENA

Scarcerato dopo un mese
Non era lui lo spacciatore del video

"Non è lui nel film del Grace". Il Gip dispone la liberazione di uno degli arrestati: c'era stato un errore nella lettura della registrazione, causato anche dalle prime ammissioni di colpevolezza del giovane. Fatto sta che non era sua la mano che metteve la coca sul tavolo

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La seconda perquisizione al Grace Arezzo, 17 maggio 2008 -  E’ rimasto agli arresti, prima in carcere e poi domiciliari, per un mese e un giorno, ma non era lui lo spacciatore ritratto nel filmato del 'Grace', anche se ha contribuito a ingarbugliare la matassa con qualche ammissione che ha contribuito all’equivoco. E’ una vicenda quasi pirandelliana quella di Francesco Fabbrini, 40 anni, uno dei protagonisti delle notti bianche della discoteca di via Madonna del Prato.

 

Pirandello con un pizzico di Kafka: l’errore altrui, la paura dell’accusato, il disorientamento di chi finisce in manette, la coscienza di avere comunque sbagliato maneggiando la cocaina. Alla fine, in questo groviglio di fatti e di sentimenti, la parola definitiva l’ha detta il Gip Paolo Barlucchi, lo stesso che aveva convalidato l’arresto e che giovedì ha ordinato la liberazione di Fabbrini, valdarnese di San Giovanni, per "erronea identificazione", "un errore di identificazione che impone la rivisitazione del quadro indiziario" sul protagonista.

 


In sostanza, la lettura di qualche minuto delle ore di filmati raccolti dentro il 'Grace' non era quella giusta. C’è una mano galeotta che è sfuggita a chi ha guardato le riprese. E’ la mano che per prima ha messo la cocaina sulla famosa scrivania dell’ufficio a fianco della pista da ballo, ma non è la mano di Francesco Fabbrini. Secondo alcune indiscrezioni il braccio apparterrebbe comunque a un arrestato, secondo altre invece a maneggiare la droga sarebbe un terzo giovane identificato e sentito nelle ultime ore. Fatto sta che di sicuro è lui a compiere il gesto iniziale nella condivisione della coca ed è dunque lui, non Fabbrini, quello che per la legge è uno spacciatore nella situazione specifica.

 

Uno sbaglio banale, che avrebbe potuto essere risolto in poche ore, come è successo per Roberto Stopponi, un altro ragazzo finito in manette e scarcerato dal Gip dopo quattro giorni. Senonchè l’equivoco nell’identificazione si è incrociato con le dichiarazioni rese da Fabbrini nel corso dell’interrogatorio di garanzia dinanzi a Barlucchi. Si tratta sostanzialmente di una conferma di un consumo con cessione che può essere qualificato come spaccio, anche se gli avvocati difensori tendono a sottolineare l’aspetto dell’assunzione di gruppo. Quindi, dinanzi a un’ammissione, almeno parziale, gli inquirenti (l’inchiesta è stata condotta dalla Guardia di Finanza su delega del Pm Roberto Rossi) si sentono tranquilli, forti anche della convalida del Gip, che pure concede gli arresti domiciliari.

 

Il colpo di scena arriva quando, a metà della scorsa settimana, vengono messi a disposizione dei legali e degli accusati i cd con i filmati del 'Grace'. Nell’ultimo week-end l’avvocato Cristina Farri si riguarda bene le riprese e si accorge del fotogramma che non torna, chiama il collega Francesco Molino, l’altro difensore di Fabbrini, e insieme si rivolgono al Pm Rossi, che li invita a presentare subito una memoria. Poi la catena degli eventi diventa rapidissima. Giovedì l’incartamento è sul tavolo della procura, nel pomeriggio c’è già la pronuncia del Gip che rimette l’accusato in libertà.

 


Per noi è ancora indagato, le ammissioni che ha fatto restano, chiariscono ambienti investigativi. Gli avvocati vorrebbero invece la derubricazione dal reato (lo spaccio) alla semplice violazione amministrativa, il consumo, che prevede la segnalazione al prefetto. Si vedrà di qui alla chiusura delle indagini preliminari, che non dovrebbe tardare. Un mese al massimo. 

Salvatore Mannino










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