Arezzo, 4 maggio 2008 - Sì o no? I fogli bianchi di un rerefendum che poi non è un vero referendum ma divide la Fiera volteggiano a ogni folata di vento. Le hostess dell’Antiquaria, finalmente libere dal cappotto di lana, li consegnano tra i banchi.
Sì o no alla Fiera di tre giorni? Sì o no ad una festa che a giugno faccia dei 40 anni un compleanno con i fiocchi? Sì e no. Perché sotto le tende, insieme per fortuna ad una buona folla di visitatori, si assiepano mille dubbi. Ci sono intere strade che sembrano voltare le spalle alla soluzione: come via Cavour o Guido Monaco. E altre dove la soluzione piace.
"In realtà — ci risponde con un disincantato accento fiorentino un librario antiquario di Figline — piacerebbe a tutti: ma dov’è il tempo di fare una cosa seria?". Il tempo, ancora lui: quello che l’Antiquaria dovrebbe battere e dal quale è invece sistematicamente bastonata.
"MANCANO MENO di 30 giorni: e ancora non si sa cosa voglia la maggioranza. Poniamo che ci sia chi vende: ma come avvertiamo chi dovrebbe comprare?".
Il pubblico? E’ il quiz del giorno. Anche se in tanti stavolta sposano l’idea fatta propria dal presidente Paolo Nicchi. "Un giorno di mercato in più è sempre benvenuto. Magari" esclama un espositore romano per il Corso, piegando la risposta alle leggi del dialetto.
Intorno c’è una Fiera che va: va sotto il sole, come se avesse puntato anche lei sulle energie alternative. Di espositori antiquari ne mancano in tutto 18 e gli spuntisti se ne dividono le spoglie. La gente arriva: lo vedi tra i banchi, lo verifichi dalle condizioni imbarazzanti della porchetta nel chiostro del Petrarca, lo misuri dal traffico e dai parcheggi. Poi se comprino sul serio o no è un altro discorso.
"È FINITA un’epoca" borbotta un antiquario. "Una volta c’erano oggetti che comunque avevano un mercato o che la gente chiedeva: ora non più". E punta sconsolato un banco di Piazza Grane. "Tutta roba nuova". "Nuova o antica: l’importante è mangiare".
La parola d’ordine viene da un espositore, ma forse nell’anno di grazia, o disgrazia, 2008 è la vera chiave di lettura dell’evento. Che però resta unico. "Vengo alla Fiera da 30 anni — spiega un espositore napoletano di via Cavour — e ho cominciato nel 1976. Prima le facevo tutte: ora faccio solo questa". Motivo? "Affetto, certo. Ma anche la sensazione che sia l’unica a poter sopravvivere".
Però per giugno abbassa il pollice. "Arrivo il venerdì, devo pagare una notte in più. Già così le spese sfiorano i 500 euro". Nel suo piccolo il presidente del comitato tecnico Pierluigi Puglisi non butta acqua sul fuoco. "Valuteremo le risposte. Certo qui bisognerebbe venissero non solo i turisti per caso ma anche quelli che arrivano apposta per comprare".
Ovvero il pubblico che non c’è, o forse non c’è più. Ma il referendum è appeso a un filo, e hai comunque la sensazione che per una volta buttarsi farebbe bene a tutti. Un altro referendum invece ha un esito già scritto.
La nuova dislocazione dei banchi, qualunque essa sia, allarma gli espositori. Le lettere girano di mano in mano. E le mani restano fredde. Motivo? I clienti non saranno tanti ma quei pochi ti trovano in due balletti. Se si riaprono le danze tutto torna in discussione. I più vorrebbero una riconferma automatica del posto. Ma non la avranno. Perché che la Fiera molli o no San Francesco, si rifà la graduatoria: ricordate i giochi dell’adolescenza? Il giradischi riparte, tutti camminano intorno al tavolo e non sai dove ti fermerai. Un clima di incertezza che fatalmente condisce la festa che arriva. Mescolando in un soffio i fogli del referendum e le quaranta candeline da spegnere.
Alberto Pierini
Dal 17 al 19 maggio, presso il Centro Affari e Convegni di Arezzo, con 'Medoliva' tre giorni interamente dedicati all’olio. Alla fiera parteciperanno realtà provenienti dall’Italia e da altri Paesi, tra cui Spagna, Grecia, Francia, Croazia, Palestina e Isreale