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LA SENTENZA

La Cassazione dà ragione a Bonolis
"La salute dei vip va tutelata"

Accolto il ricorso del conduttore e della moglie Sonia Bruganelli, che si erano sentiti lesi da un articolo pubblicato su un settimanale che faceva riferimento a notizie sulla salute della loro famiglia Commenta

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Paolo Bonolis Roma, 17 aprile 2008 - La salute dei vip, come pure quella dei loro familiari, non si mette in piazza. Lo stop arriva dalla Cassazione che, una volta per tutte, chiarisce che anche in base alla giurisprudenza comunitaria esiste una "tutela rigida ed incompressibile dei dati personali relativi alla salute" per cui "i dati idonei a rivelare lo stato di salute non possono essere diffusi".

 

In questo modo la terza sezione penale della Cassazione (sentenza 16145) ha accolto un ricorso presentato da Paolo Bonolis e dalla moglie Sonia Bruganelli, ai soli effetti civili, che si erano sentiti lesi da un articolo pubblicato su un noto settimanale che faceva riferimento a notizie di salute della famiglia del noto conduttore televiso.

 

La Suprema Corte, compiendo un ampio excursus sul trattamento illecito dei dati personali e mettendo a confronto le varie direttive europee sottolinea che ci sono dati, quali quelli relativi alla salute che "essendo particolarmente sensibili possono ledere le libertà fondamentali o la vita privata del singolo".

 

Del resto, sottolinea ancora Piazza Cavour facendo riferimento alla direttiva comunitaria n. 95/45 "il diritto alla riservatezza dei dati attinenti alla persona e, principalmente alla salute, deve considerarsi espressione del più lato principio di tutela della 'dignità umana' che si radica profondamente nel sorgere, nell'ambito culturale europeo, di una concezione dell'uomo che ravvisa in quest'ultimo un essere dotato di autonomia e di autodeterminazione".

 

In questo modo la Suprema Corte, che ha disposto un nuovo processo d'appello in sede civile a favore di Bonolis, ha bacchettato i colleghi della Corte d'Appello di Milano che lo scorso giugno, in riforma della pronuncia di primo grado avevano assolto il direttore responsabile e l'autore del pezzo uscito sul noto settimanale "perchè il fatto non è previsto dalla legge come reato".

 

Secondo i giudici di merito l'autore dell'articolo e il direttore del settimanale dovevano essere assolti in base al bilanciamento operato dal legislatore "tra i diritti fondamentali della persona e il diritto dei cittadini all'informazione e la libertà di stampa". Ragionamento non condiviso dalla Cassazione che, concordemente alle normative comunitarie, ha sostenuto come "non è consentito il trattamento dei dati personali» che tirano in ballo la salute dei vip o dei loro famigliari. Con questa decisione il noto conduttore televisivo potrà ottenere in sede civile il giusto risarcimento per la violazione della privacy sua e della sua famiglia.

 
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