Firenze, 8 aprile 2008 - Cara Nazione, penso sia il momento di non restare chiusi nel nostro recinto e tenere in serie considerazione anche un mondo che sembra non appartenerci ma che ci è vicinissimo. In tante parti del mondo si continua a morire di fame e di malattie che nei Paesi, cosiddetti civili, sono state debellate da decine di anni. Purtroppo in Italia sembra ci si sia dimenticati di tutto questo: al di là di qualche spot di facciata per il resto lasciamo che la gente continui a morire di fame in tante nazioni dove ancora avere un bicchiere d’acqua limpida è impresa quasi irraggiungibile. I governi che in questi anni si sono succeduti a Roma non hanno dato gran peso a questa cooperazione. Ci si limita a parlare molto di immigrazione ed a gestire questo argomento, per altro delicatissimo, soprattutto dal punto di vista politico. Per il resto si lascia che il tempo scorra senza interventi davvero seri a cominciare dalla destinazione di fondi che vedono, credo, il nostro Paese fra quelli che in generale offrono di meno per cercare di risolvere nel migliore dei modi la battaglia contro la povertà. E non ho sentito nei programmi elettorali una parola in tal senso.
Marcello. C. (Firenze)
Risponde il vicedirettore de 'La Nazione', Piero Gherardeschi
PROMESSE E DEMAGOGIA vanno a braccetto in questa campagna elettorale. Come sempre, del resto. Su un punto, semmai, un po’ tutti si rassomigliano: l’assoluta mancanza di sensibilità per quella che l’Onu ha chiamato la campagna del millennio e che riguarda la lotta alla povertà nel mondo. Ebbene il rapporto Ocse parla chiaro: nell’ultima Finanaziaria l’Italia si è limitata a devolvere l’0,19 del Pil ed è addirittura scesa di uno 0,01 rispetto al passato. Per capire quanto l’insensibilità sia grande basterà ricordare che ci sono governi, come quello tedesco, che hanno aumentato il loro contributo del 5,9 per cento. In Italia, invece, si punta a far marcia indietro con performance al negativo che superano soltanto Grecia, Giappone e Stati Uniti.
Il vicedirettore de 'La Nazione', Piero Gherardeschi