Il ministro dell'Interno spiega: "I militari, i diplomatici e i docenti all'estero hanno già votato". Il leader leghista: "Sono una vera porcata" e se la prende con i "romani che le hanno stampate". Immediata l'indignazione del segretario del Pd Commenta
Roma, 7 aprile 2008 - Il decreto per rendere più chiare le schede elettorali "non si può fare perchè i militari, i diplomatici e i docenti all'estero hanno già votato, non ci sarebbe più il tempo di riorganizzare il loro voto con nuove schede e quindi si invaliderebbe tutto il processo elettorale facendo votare gli elettori con schede fra loro diverse".
È quanto spiega il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, in una lettera inviata al quotidiano La Repubblica, in cui sottolinea che una scheda con tutti i simboli in fila verticale, mettendo l'uno accanto all'altro i due simboli delle due coalizioni "sarebbe incostituzionale, proprio perchè darebbe alle stesse coalizioni una visibilità maggiore e quindi un inammissibile vantaggio rispetto a tutti gli altri simboli".
"Le coalizioni sarebbero più visibili se ci fossero meno simboli - prosegue Amato - Ma è stato il Parlamento alla quasi unanimità che ha consentito a tutti, ma proprio a tutti, di presentare simboli e liste senza bisogno di raccogliere le firme. Ed è qui - conclude il ministro - la vera ragione della difficoltà visiva in cui sono messi gli elettori, che nell'affrontarrla devono peraltro essere, tutti, in condizioni di eguaglianza".
LA 'SPARATA' DEL SENATUR
''Se necessario, per fermare i romani che hanno stampato queste schede elettorali che sono una vera porcata, e non permettono di votare in semplicità e chiarezza, potremmo anche imbracciare i fucili''. A pronunciare queste parole è un agguerrito Umberto Bossi, oggi a Verbania, sul Lago Maggiore, davanti a 300 persone venute ad ascoltarlo sotto la pioggia.
''I veneti, i piemontesi, i lombardi non permetteranno questo imbroglio - ha aggiunto Bossi - il ministro degli Interni ha fatto stampare delle schede in cui di fatto non si può votare, con due simboli collegati, in cui chi vota per uno vota per due e quindi crea confusione. Fate tutti molta, molta attenzione e mettete una croce al centro del simbolo giusto. Noi comunque terremmo le cose sotto controllo''. ''Se necessario - ha concluso - imbracceremo i fucili contro la canaglia centralista romana che sta facendo apposta a impedire il voto''.
Le parole di Bossi hanno suscitato l'indignazione di Veltroni, a Lecce dove si trova per un comizio. "Voglio sapere da chi si candida a governare il Paese se una persona che dice queste parole può essere il ministro delle Riforme".
"Ma dove viviamo, dove siamo - prosegue il candidato premier del Pd che, per questo motivo, ha chiesto un incontro a Berlusconi -, si parla di imbracciare i fucili. Con queste parole il Paese non reggerà, la destra è solo capace di seminare odio e paura".
BERLUSCONI (PDL)
"Non è un 'secondo me. È anche lo schieramento di sinistra che ha fatto le stesse osservazioni. Anzi, sono loro che hanno telefonato a nostri rappresentanti, dicendosi preoccupati". Silvio Berlusconi non calca i toni ma accenna un retroscena per rilanciare sul timore di errori nel voto causati dalla fattura delle schede.
Nel corso di un filo diretto radiofonico a Rtl 102.5, il leader Pdl ribadische che "i simboli sono rappresentati in una strisciata continuativa, senza distinzione tra partiti che corrono da soli e quelli apparentati e credo che una persona, specialmente se anziana, nell'angustia della cabina e con la consapevolezza che si sta compiendo un gesto importante, può avere difficoltà ad individuare il simbolo e a fare una croce che stia soltanto su quello". "Credo che sarebbe più saggia una ristampa delle schede, secondo quello che si faceva anche negli anni passati', torna a chiedere Berlusconi. A chi gli chiede se ci sia il tempo necessario, risponde dicendo: 'Assolutamente sì, basta averne la volontà".
FRANCESCHINI (PD)
"È chiaro che Berlusconi, con l'iniziativa di ieri di scrivere al capo dello Stato sollevando il caso delle schede, ha già trovato a cosa dare la colpa di un'ormai vicina sconfitta". È la previsione di Dario Franceschini, vice segretario Partito Democratico, secondo il quale "non c'è nessun mistero: nei giorni scorsi ho avuto uno scambio di opinioni telefonico con Gianni Letta, come è normale anche tra avversari politici, su quello che tutti possono vedere, cioè che la scheda elettorale prevista dalla legge Calderoli, l'ormai noto 'Porcellum', rischia di confondere".
"Ne ho poi parlato anche con Amato, che ieri ha spiegato bene che il ministero non poteva far altro che applicare le norme di legge - aggiunge - Vedo che Berlusconi è sempre più in affanno: tra denunce di brogli, schede che inducono a errore e smentite continue, strumentalizza ogni cosa".
Il Cavaliere nel 2006 ha dichiarato quasi cinque volte rispetto all'anno precedente: 139.245.570 euro. Seconda, a grande distanza, la Santanché, terzo Bertinotti